Progetto Educazione
| In questi anni dal dialogo che si è
instaurato tra decenti e genitori all'interno dei colloqui istituzionalizzati
settimanalmente è emersa in maniera chiara e distinta una domanda:
"Cosa vuol dire stare davanti ai nostri ragazzi? Come accompagnarli
nel loro crescere?. |
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| E' emersa, cioè, l'esigenza che l'educazione dei giovani possa
essere legata ad un lavoro fruttuoso svolto dagli adulti e per gli adulti,
da un percorso che sappia in maniera provocatoria e affascinante richiamare
alla responsabilità il giovane, studente e figlio, ma soprattutto
persona da "educare" nella dimensione più originaria e propria
all'espressione dell'io. |
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Tale esigenza è sentita dagli stessi professori
e dai genitori come domanda urgente sul proprio io, perché porsi in
un rapporto educativo nei confronti di un giovane significa in primo
luogo mettere in discussione la propria figura di adulto chiedendosi
soprattutto perchè valga la pena far crescere qualcuno e come
porsi di fronte a questa dimensione educativa: è chiaro che per
educare bisogna prima "essere", non si può stare con l'altro
se non per come si è. |
Afferma, infatti, Ignazio di Antiochia:
"Si educa con quel che si dice, si educa di più con
quel che si fa, si educa ancor meglio con quel che si è".
Vengono, quindi, proposti durante l'anno scolastico alcuni momenti
di riflessione, che mettano a tema queste nostre domande
e queste nostre esigenze di genitori e di insegnanti, alla presenza
di professori, genitori, studenti con la partecipazione di persone
che hanno investito gran parte del proprio tempo e delle proprie
energie sulla questione educativa. "Educare" ed "educarsi" sono
un'avventura che non ha mai termine. |
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Così, sia per chi ha il figlio all'ultimo anno sia per chi ha
il figlio al primo anno la sfida rimane la stessa: cominciare un percorso
di condivisione del compito educativo che possa continuare in futuro
in un momento in cui l'adolescente prende lo zaino che ha sulle spalle
e che è stato riempito dai genitori e dagli adulti o anche dalla
stessa società di "tante cose" e se lo pone davanti agli occhi
per controllare ciò che vi è dentro, ciò che può
andare bene e ciò che non gli piace: è indispensabile
che in questa fase in cui il giovane deve verificare ciò che
gli è stato tramandato, consegnato, non si senta solo, perché
è questo il momento centrale della crescita, quello della verifica
critica e costruttiva. |